Gestire l’acqua potabile è una responsabilità cruciale, eppure a Bagolino sembrano esserci “sfumature” nella prassi amministrativa. Da un lato, a Ponte Caffaro la presenza di solfati nell’acqua ha spinto ATS a richiedere un intervento urgente, portando il Comune a emettere ordinanze e ad attivare il pozzo Campini. Dall’altro, nella frazione di Cerreto, dove, da quanto ci è stato riferito, è stata rilevata una contaminazione da Escherichia coli, la situazione è stata affrontata con un approccio ben più “discreto”. Tutto ciò stride particolarmente con le dichiarazioni fatte dalla sindaca Claudia Carè in campagna elettorale, dove prometteva “più trasparenza, dialogo e condivisione con i propri cittadini”.

Ponte Caffaro: reazione immediata (ma non senza perplessità)
Il 13 agosto 2024, l’ATS di Brescia comunica ufficialmente al Comune il superamento dei limiti di legge per i livelli di solfati, raccomandando un’ordinanza di sospensione dell’uso dell’acqua per consumo umano. Il giorno successivo, la sindaca Claudia Carè emette un’ordinanza urgente, imponendo restrizioni immediate e prescrizioni come la bollitura dell’acqua (misura quanto meno allarmista visto che anche ATS la riconosce come senza fondamento scientifico e lo esplicita in una nota successiva).

Non solo: viene disposta l’attivazione del pozzo Campini, mai abilitato fino a quel momento. Nonostante le autorizzazioni formali, l’apertura del pozzo solleva dubbi, considerando che nella vicina provincia di Trento pozzi simili e limitrofi sono stati chiusi definitivamente per inquinamento da PFAS e PFOS, sostanze chimiche estremamente pericolose. La scelta di utilizzare una risorsa mai testata operativamente in un contesto di emergenza appare perlomeno discutibile.
Il tutto avviene il 14 agosto, a ridosso del Ferragosto, periodo di festa. La tempistica, pur indice di urgenza, appare tanto più singolare se confrontata con la lentezza e la discrezione adottate per la situazione ben più grave di Cerreto.
Inoltre, durante un consiglio comunale è emerso che l’acqua di Ponte Caffaro viene ancora miscelata con quella del pozzo Campini, invece di sospenderne l’utilizzo. A questo si aggiungono segnalazioni da parte dei cittadini riguardo alla forte presenza di cloro nell’acqua, che sollevano ulteriori dubbi sulla qualità attuale della rete idrica.
Cerreto: una gestione “sottovoce”
Nella frazione di Cerreto, dove, da quanto ci è stato riferito, era stata rilevata una contaminazione da Escherichia coli, la gestione del problema è stata sorprendentemente silenziosa. Non è stata emessa alcuna ordinanza ufficiale, né è stato fornito ai cittadini un resoconto chiaro o dettagliato della situazione. L’unico modo per venire a conoscenza della vicenda sono stati un paio di messaggi su un gruppo WhatsApp, in cui la Sindaca stessa informava i cittadini di consumare l’acqua solo previa bollitura, senza mai specificarne il motivo. Una comunicazione vaga e circoscritta, che ha lasciato parte dei residenti e la totalità dei visitatori completamente all’oscuro del problema.
Abbiamo chiesto conto alla Sindaca, tramite interrogazione consiliare, del perché non avesse preso provvedimenti in presenza di un problema così serio. Un estratto della sua risposta, che alleghiamo integralmente per trasparenza, è stata la seguente:
“Il Comune non ha competenza diretta sulla qualità dell’acqua distribuita, essendo questa rimessa al gestore e all’ATS. Il Consorzio rurale Squadrù Prise Cerreto, gestore del servizio, ha commissionato analisi che successivamente hanno confermato la piena potabilità dell’acqua. Non essendo state ravvisate non conformità dall’ATS, non c’erano i presupposti per adottare ordinanze contingibili e urgenti. Il Comune di Bagolino si è interfacciato con ATS Brescia ricevendo riscontro che la stessa ATS, in data 26/09/2024, ha prelevato campioni di acqua ed eseguito il relativo controllo dal quale sono emerse condizioni di piena potabilità. Medio tempore, il Comune di Bagolino ha richiesto ad ATS l’invio dei risultati delle suddette analisi.”
Una risposta che lascia aperti molti interrogativi, considerando che messaggi inviati sul gruppo WhatsApp il 3 ottobre 2024 informavano i cittadini che era ancora necessario bollire l’acqua prima del consumo. Quindi, quale versione è vera? Da una parte, si parla di piena potabilità certificata dall’ATS, dall’altra, di una precauzione ancora necessaria. Senza dettagli trasparenti da parte del Comune o del consorzio, le informazioni restano contraddittorie e incomplete.
Questa situazione pone inoltre la questione del conflitto d’interessi, poiché la sindaca Claudia Carè non solo rappresenta il Comune come autorità garante della salute pubblica, ma ricopre anche il ruolo di presidente del Consorzio rurale Squadrù Prise Cerreto, ovvero l’ente che ha in gestione l’acquedotto e che ha commissionato le analisi. È lecito chiedersi se la doppia carica possa aver influenzato la scelta di non intervenire pubblicamente e ufficialmente con maggiore trasparenza e prontezza. L’unica cosa certa è che solo una parte della popolazione è stata informata, quella inclusa nel gruppo WhatsApp in cui è girata la notizia. Chi non era nel gruppo, pur abitando a Cerreto, o chi si è abbeverato dalle fontane pubbliche, non ha mai saputo nulla della potenziale minaccia
Il rischio reale dell’Escherichia coli
Il trattamento superficiale del caso di Cerreto diventa ancora più preoccupante alla luce di recenti fatti di cronaca. In Trentino, un bambino è stato ricoverato dopo aver contratto una probabile infezione da Escherichia coli, consumando formaggio da latte crudo contaminato. Questo episodio riporta alla mente il drammatico caso del 2017, dove un bambino è stato ridotto in stato vegetativo a seguito di una grave infezione dello stesso tipo. Entrambi i casi evidenziano quanto possa essere pericoloso sottovalutare il rischio di contaminazioni batteriche, specialmente per i più vulnerabili, come bambini e anziani.
Nel caso di Cerreto, ignorare per settimane un problema noto (o non fornire dettagli chiari su di esso) è stato un atto irresponsabile. Se si fosse trattato di Escherichia coli, il caso sarebbe dovuto essere trattato con la massima urgenza, proprio per evitare conseguenze gravi come quelle accadute in Trentino.
Conclusione
La promessa elettorale di “trasparenza, dialogo e condivisione” appare oggi quanto mai lontana dalla realtà. I cittadini di Bagolino meritano risposte: perché un problema meno grave a Ponte Caffaro ha generato un intervento deciso, mentre una contaminazione più seria e documentata da analisi interne è stata trattata in modo informale e riservato?
Per quanto riguarda Ponte Caffaro, il gruppo di minoranza sta per presentare una nuova interrogazione consiliare per verificare lo stato attuale dell’acquedotto, con particolare attenzione alla gestione dell’acqua miscelata con quella del pozzo Campini e alla presenza di cloro segnalata dai cittadini. L’interrogazione punta inoltre a ottenere una relazione dettagliata sulla gestione dell’acquedotto nel 2024.
E alla luce delle contraddizioni tra la risposta ufficiale della Sindaca e i messaggi ricevuti dai cittadini sul consumo dell’acqua previa bollitura, ci sembra doveroso che la Sindaca aiuti a fare piena luce su quanto accaduto. La trasparenza e la prevenzione non devono essere solo slogan elettorali, ma pratiche quotidiane a tutela della salute pubblica.
Ci permettiamo inoltre di lasciarvi con un consiglio pratico: assicuratevi di essere nel gruppo WhatsApp giusto, perché a quanto pare, la trasparenza, a volte, è selettiva.
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